Marzio Dall’Acqua

Guglielmo Lusignoli si è fatto augure di una silente e frammentata contemplazione dei cieli, quasi in ascolto di lontani luminescenti messaggi difficili da interpretare, ma anche acquietanti bel loro stesso mistero, nell’ immutabilità che conservano, dopo aver vagato in spazi infiniti, incommensurabili, cosi’ al di fuori delle nostre modeste quotidiane misure da diventare, da essere rassicuranti prove di immortalità sognata. Pittore da sempre attento ai minimi segni , ai simboli, alla foresta di tracce di cui l’ uomo si circonda, dopo aver, per anni, sondato con antenne sensibili e con fantasia le lettere di ogni forma di scrittura, gli emblemi di ogni ideologia. Alzato lo sguardo, Lusignoli, in questa serie dal significativo titolo: “…I Cieli Narrano…”, ritaglia una fetta d’ universo e lo ricrea riscoprendo stelle e croci, segni e sogni dell’ uomo. Gia il ritagliare, il circoscrivere, l’ incorniciare una fetta di cielo è operazione religiosa, come dimostra l’ etimologia stessa della parola tempio, cioè del luogo sacro per eccellenza. E rinasce con lui la pittura come operazione sacrale, come rituale, come evocazione di un vedere che non è degli occhi, come testimonianza di chi è tornato da strade poco battute, da paesi inesplorati.

In un monocromo, che spesso ha un’ inquietante e assorbente totalità del cielo senza atmosfera, dello spazio siderale, si accendono luci che si mettono in relazione tra loro, che hanno l’ ambigua chiarezza della dimensione psichica.

Quella di Lusignoli è pittura di sottile emozione che si richiama ad esperienze rituali non usuali, che si rivolgono a persone che sanno andare oltre l’ eleganza formale delle opere, il cromatismo musicale, la delicata fantasia di un arabesco che allude all’ infinito.