Dietro la porta appare lo spirito

Mino Lusignoli, nella sua lunga vita d’ artista, espone dal 1945, si è mosso lieve e solitario, sempre ribelle ai conformismi, sempre alla ricerca di una sonorità del colore, di una semplicità e di una leggerezza difficili a farsi, interiormente mobile, in vibrazione, con battiti d’ ali di farfalle, alla ricerca di forme e lingue che comunicassero con l’ altrove.

Ha inventato lirici alfabeti che in cieli tersi di un’ alba originaria sembrano riproporre nuovi saperi, nuove culture: lettere che avevano spigolosità e acerbe nettezze di chiavi, di apriporte, turaccioli dell’ essere.

Così erano anche le sue sculture degli anni Settanta e della prima metà degli Ottanta: segni, certo, ma anche uncini, mazze di strani guerrieri, chele e lame. Dietro questo gioco aggraziato come una danza, ricco di segrete citazioni dadaiste, surrealiste, del geometrismo postcubista, già allora, lo si avvertiva, si scontava una fragilità della realtà che svelava una sintonia con la cultura cinese, con pensieri e visioni orientali.

Con il tempo questa musicalità cosmica, questa dimensione spirituale, questo afflato religioso sono divenuti espliciti tanto piu’ si veniva dilatando la visione di una galassia di forme, di un vorticare di essenze, che richiedono contemplazione, animo sospeso e percezione di un’ energia segreta che unisce tutte le vite.

Marzio Dall’ Acqua

Dietro la porta