A MINO CON AMORE

Il 23 Marzo alle sei di sera 2003
il tuo volto fra le mie mani,
l’ ultima lacrima, sul tuo volto appena vivo, scendeva lentamente sulla guancia fra ciglia e ciglia,
avrei dovuto bere quella lacrima,
mi avrebbe dissetato, come una fontanella d’ acqua sorgiva, per tutta la sete che mi è rimasta di te.
Tu sai che sulla barricata della vita ci sono ancora per te e li sempre ci sarò fin chè anima e cervello mi parleranno di te …

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Marzio Dall’Acqua
MINO LUSIGNOLI
(1920-2003)
architetto pittore
“SCRIVERE L’ANIMA”.

Caricatura di Mino Lusignoli dei “carbonari” che hanno dato vita al Torrione, 1945: Nando Negri, Corrado Frattini, Danilo Zanzucchi e Silvi che si danno la mano. Lusignoli con barbetta alla Cavour seduto al centro

MAESTRO DI MUSICA


LA VITA


Mino Lusignoli, nasce a Parma nel 1920, si diploma all‘Istituto d’Arte di Parma e si laurea in Architettura, al Politecnic
o di Milano. Abita per lungo tempo in via Pomponio Torelli, a Parma, nella casa laboratorio che presto diverrà punto di riferimento per gli intellettuali di tutto il mondo. Varcano il cancello di via Torelli artisti e personaggi della cultura come Giò Ponti, Pier Luigi Nervi, Paloma Picasso, Carlo Bo, Remo Gaibazzi, Francesco Barocelli, Carmine Benincasa, Marzio Dall’Acqua, Ferdinando Santi, Grigore Arbore.

 

 

 


 


Per Lusignoli architettura e pittura sono il pane di tutti i giorni. Progetta le case per il Consorzio della Ricostruzione, la sede della Banca Monte di via Cavour, l’Archivio del Piazzale Santafiora, Villa Gandolfi, il monumento al Partigiano assieme allo scultore Morino Mazzacurati.
Le mostre poi saranno tantissime in tutto il mondo. Tra le più significative quelle del ’68 a Palazzo dei Musei a Modena, del ’73 alla Peter Rose Gallery di New York, del ’76 a Palazzo Diamanti di Ferrara, dell’81 al Palazzo Ducale di Urbino, poi gli otto mesi di mostra itinerante in Germania e ancora Amsterdam, Washington (al fondo monetario internazionale), Madrid, Atene, Zagabria, Bucarest, e, nel ’96, l’ultima personale “I Cieli Narrano”, a Parma, nel monastero dei Benedettini…


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Una vita col bisogno di stimoli creativi per nuovi periodi pittorici che continui viaggi alimentano…

Così a New York conosce e frequenta artisti del calibro di Rauchenberg e poi viaggia per l’U.R.S.S., la Cina visitata due volte nell’aprile del 1973 e nel novembre del 1974. In Cina prenderà degli appunti di viaggio, dipinti su un quaderno. Riuscirà a cogliere momenti, atmosfere e a trasferirli sulla carta solo come pochi artisti sanno fare.


Entrerà a contatto con queste civiltà, le descriverà pieno di gentilezza e cortesia.
Un viaggio che inciderà sulla sua pittura, con l’inizio di una nuova riflessione sul segno grafico…

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Lusignoli ha poi inventato, a getto, tecniche artistiche personali e innovative; ha lavorato su tela, acciaio, inox, polistirolo. Ha realizzato ceramiche e sculture….

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Nel 1987 il buio di un ictus, ma la sua creatività, la sua voglia di comunicare non viene intaccata. Mino riprende a lavorare, una mole immane di idee, di energie nuove, si materializza sulla tela, lasciando stupefatti medici e studiosi…

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Di Lusignoli si sono occupati i massimi esponenti della critica d’arte italiana.

Così lo ricorda Vittorio Sgarbi.

“C’è un aspetto particolare nella vicenda biografica e artistica di Mino Lusignoli, pittore e architetto parmense, segnata da un momento di frattura tra ciò che prima era stato e ciò che sarebbe stato poi. Nel 1987, Lusignoli, nel pieno della sua attività, è colpito da un ictus cerebrale. Fino a quel momento, Lusignoli si era dedicato a una ricerca artistica segnata dalla necessità del confronto con la natura e con l’universo, dall’individuazione, nell’imprevedibile razionalità del segno o nell’elementarietà della forma, di una struttura primaria che fosse a misura dell’homo faber, di un fondamento all’origine del molteplice; poi, ha dovuto continuare la sua strada sotto controllo, a velocità limitata, ma non si è arreso; al contrario, ha inteso recuperare il senso di sé stesso, la propria individualità, la propria memoria, attraverso la riscoperta della propria creatività. Un percorso che lo ha portato a ritrovare un’improvvisa familiarità con cose che potevano sembragli inedite, quasi nascoste come se tutto l’universo fosse finito per miracolo dentro la sua anima. Un’avventura fascinosa, ma anche terribile nella sua portata emotiva, dantesca, come la calata in un abisso senza fine del quale si desidera ardentemente vedere il fondo. Un viaggio intimo e segreto di cui solo Lusignoli ha potuto godere, opera d’arte in sé stesso più di quanto non possa essere qualunque sua possibile manifestazione espressiva; un viaggio che ci è stato precluso e che possiamo solo immaginare, senza possibilità di ulteriori testimonianze, finito con la vita di Lusignoli”.